Quando ero piccola, ogni tot anni in casa arrivava il pittore, cioè l’imbianchino. Sbarcava dall’ascensore con tutto l’armamentario, la scala doppia su cui stava a cavallo incrostata di macchie secolari, pennellesse e pennellini, secchi, spatoline e spatolone.
Quella volta mia madre chiese soffitti bianchi e pareti color biscotto, il non plus ultra dell’epoca. E il pittore annuì rassicurante, capito. Aprì il secchio piccolo con la pittura bianca e ne versò metà nel secchio grande, aggiunse un bel po’ d’acqua. Da una cassetta estrasse due boccettini, che maneggiava con molto rispetto. Plif plif, un giro di polso, quattro gocce di marrone, plif plif, due gocce di giallo. Con un bastoncino cominciò a mescolare, gira, gira, dopo un po’ tutta la vernice era color biscotto, pennellata di prova sulla parete, va bene signora? Sììì proprio come lo volevo! E a quel punto il pittore disse una frase… fatidica? Non so, me la ricordo ancora: il colorante è fortissimo, basta una goccia in più e la tinta viene troppo scura, non c’è verso di rimediarla, bisogna buttar via tutto.
Chissà perché mi rimase in mente, la frase fatidica. Forse per il sospiro di sollievo del pittore che aveva azzeccato il color biscotto e non doveva buttare il secchio di tempera, o per la gioia di mia madre che avrebbe avuto le pareti ‘moderne’. Certe conversazioni ci si appiccicano ai neuroni, quando meno ce lo aspettiamo rispuntano fuori.
E pensavo che ci sono momenti così, tra le persone. Colloqui delicati, negoziazioni, situazioni importanti, difficili o belle. Basta una parola in più e la relazione si guasta, non sempre poi si riesce a rimediarla. Poche gocce giuste, per capirsi spesso basta questo. Comunque, meno male che il colorificio la vernice me l’ha data già pronta, che di persone me ne intendo abbastanza, di pittura mica tanto!
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