Quattro spunti per gli ‘anziani’ che affiancano i giovani
In questo periodo sto lavorando con P., mi ha chiesto un supporto per impostare al meglio un programma di mentoring/tutoring per i neoinseriti della sua azienda. Sono numerosi, stanno investendo sui giovani, sul futuro, e P. ha tanta esperienza da portare.
Solo che l’esperienza non si può trasmettere. È una cosa che mi sento dire spesso e credo che espressa in questo modo possa generare un fraintendimento: trasmettere, come se l’esperienza si potesse passare a qualcuno a parole, o contagiare, niente del genere. L’esperienza possiamo solo farcela, ciascuno la sua, nel suo tempo e contesto. Chi vuole fornire un supporto non può regalare la propria, nemmeno volendo. Però può facilitare il giovane, tutelare il suo percorso. Ciascuno deve farsi il proprio bagaglio. Mentre lo fa, chi ne ha già vissute tante può evitargli errori madornali ma non quelli piccoli. Può dargli un aiuto di consapevolezza e soprattutto incoraggiare.
Per fare ciò, credo che quattro spunti siano importanti, vedete un po’ se possono esservi utili:
- PREDICHE? NON SERVONO: chi è esperto non faccia discorsi moralistici e esortativi, non faccia prediche. Non sono mai servite a nessuno, entrano di qui ed escono di là. Viene spontaneo partire con “ai miei tempi…” “voi giovani…” o cose del genere, ma ricordiamoci di quando lo dicevano a noi, anche se è stato un po’ di tempo fa. L’intento è buono, il risultato nullo, o peggio.
- FARE DOMANDE: queste invece servono, e tanto. Cosa è successo? Perché dici questo? In base a che cosa ti sei fatto questa idea? Cosa pensi di fare ora? Questo tipo di domande fanno riflettere, attivano, responsabilizzano. Comunicano fiducia e contemporaneamente dicono guarda che tocca a te, io ti sono a fianco ma sta a te trovare la soluzione. Fare domande è più importante che dare noi le risposte, meglio instradare che farci carico direttamente. Solo così il giovane può farsi la propria esperienza. Poi se serve qualche suggerimento possiamo darlo, con misura.
- SEMPLIFICARE: questo punto per me è molto importante e anche difficile. Chi ha molta esperienza sa tante cose, ha assorbito una quantità di conoscenze, informazioni, sfumature e casistiche. Cercare di trasferirle a chi è inesperto fa confusione, forse demoralizza. Meglio selezionare poche informazioni chiave, schematizzare, rendere un quadro semplice e organizzato. Col tempo il tutto si arricchirà, ma all’inizio è necessario fornire solo poche coordinate essenziali.
- PARLARE IN MODO CHIARO MA CON TATTO: chi ha poca esperienza ha anche bisogno di sentirsi dire cosa non va bene, cosa serve correggere o migliorare. E in modo esplicito, senza giri di parole o allusioni. Ma è importante parlare con calma e non comunicare insofferenza o squalifica, in privato.
Ho discusso di questi spunti con P. e insieme abbiamo valutato una cosa: è ai suoi primi passi come Mentor/Tutor, in questo campo non ha esperienza. Così può mettersi meglio nei panni dei più giovani e rifletterne meglio i reali bisogni. E può anche dare l’esempio. Buona strada, allora!
Nella foto: anziana e bambina Touareg, dal mio viaggio nel deserto algerino – luglio 2025
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