La pace, per quanto mi riguarda, è un valore fondante, supremo.
Certo, vivere in pace, con se stessi e con gli altri, non è gratis. Richiede di affrontare le proprie incoerenze, vissuti dolorosi, vittimismi e rabbie. Esige equilibrio. Prima o poi qualcuno ci attraversa la strada, occorre saper distinguere quali sgarbi sono importanti e quali da lasciar correre. E poi di lottare per ciò che conta veramente.
Insomma, prima o poi il conflitto insorge, fuori o dentro di noi, e se vogliamo la pace non basta far finta di niente. E bisogna tirar fuori una buona dose di maturità, non seguire la massa, il pensiero che va per la maggiore. Pensiero, in genere sono invettive e brontolii. C’è da valutare con la propria testa e seguire i propri valori essenziali, quelli per cui si può anche sacrificare qualcosa. Serve mettersi in discussione, cambiare un comportamento, trovare un po’ di coraggio. Alzare la testa e avviare un dialogo con chi non lo vuole, con chi ci sta antipatico, anzi, insopportabile.
Ho lavorato parecchio sui conflitti, i miei e quelli di molti gruppi. Colleghi, capi e collaboratori, azienda e dipendenti, è un lavoraccio. Non lo faccio volentieri, si respira aria pesante, ci si inzuppa di tensioni e nuvole nere.
Eppure è un lavoro importante. Perciò mi scandalizzo quando vedo che chi può non lavora per la pace, nel piccolo di un gruppo di amici o di colleghi, nel grande del pianeta. È un lavoro che mi ha insegnato che una via di uscita c’è sempre, anche se non è sempre quella che volevo, o non è facile. Una uscita dal conflitto che ripristina, in qualche modo, la convivenza, dentro di noi o fuori.
La pace, per quanto mi riguarda, è un valore fondante, supremo.
0 commenti